I Ferretti

di Castiglione (Centro Valle Intelvi)

Praticamente ignorata fino alla riscoperta di don Nicola Cetti negli anni '60 del '900 la dinastia dei Ferretti ha dato i natali a scultori, commercianti, appaltatori di materiali lapidei, stuccatori e pittori.

Un ramo della famiglia, nativo della frazione La Torre, è quello di cui si riconosce un'attività in ambito artistico e architettonico per oltre un secolo a partire dalla figura di Carlo, nato nel 1631 da Giorgio Domenico e Lucrezia che hanno avuto almeno un altro figlio: Gerolamo. Loro è lo juspatronato del 1644 della terza cappella a sinistra della Plebana di Santo Stefano a Castiglione che presenta anche una pala d'altare con i santi eponimi: San Carlo Borromeo e San Gerolamo. Il figlio Giorgio come scultore di figura ha ricevuto un pagamento per una statua della Carità e per due putti di marmo di Carrara messi in opera sull'altare maggiore della nuova chiesa dei padri di San Filippo Neri a Torino, su commissione del principe di Savoia Carignano Emanuele Filiberto (1701-1703).

A partire dal 1712 e fino al 1723 insieme con il figlio secondogenito Antonio, ha lavorato come stuccatore nel castello di Ludwigsburg e successivamente, dal 1724 al 1726, in quello di Mannheim in Germania. I Ferretti sono stati inseriti in qualità di stuccatori in più vaste équipe di artisti secondo accordi societari e di collaborazione con le famiglie dominanti dei Carloni di Scaria e dei Retti di Laino. Rientrato in Italia, nel 1758 ha fatto, sempre in collaborazione col figlio, le statue dei Santi patroni e di angeli poste sul davanzale della loggia del duomo di Cremona. La ricerca di ingaggi ha indotto Giorgio e Antonio ad aprire sin dagli anni '20 del settecento un nuovo fronte di attività nei territori orientali dello Stato di Milano e in quelli di terraferma della Serenissima anche questi ultimi costante meta di dinastie di artisti lacuali sin dal medioevo. Due furono le sedi privilegiate: Cremona e Brescia e nuovamente padre e figlio si proposero in qualità di statuari in pietra piuttosto che stuccatori.

A Brescia, nel palazzo Avogadro tutte le diverse statue del Giardino e della Fontana sono di Giorgio Ferretti. A Cremona Giorgio e Antonio Ferretti hanno modellato i Santi e i putti nella facciata del Duomo (ante 1735). 

Il secondo centro si è rivelato più gratificante specialmente per l'attività di Antonio. Dal 1737 al 1746 Antonio intaglia ampie porzioni dei fregi marmorei nell'aula del Duomo nuovo mentre nella chiesa di San Clemente scolpisce le statue della Fede e della Carità e un angelo nella chiesa di Santa Maria della Carità nel 1746.

Nei periodici ritorni in Patria, nel 1731 ha collaborato con il padre nella decorazione plastica dell'altare del Crocifisso a Nesso nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, dove hanno progettato gli stucchi, il crocefisso ligneo e l'intera macchina d'altare purtroppo in buona parte perduta per il rifacimenti di tardo ottocento finalizzata a sostituire la devozione antica con quella al Sacro Cuore. 
Il terzogenito Domenico, nato nel 1701 a Castiglione, forte dei precedenti familiari, ha lavorato nella realtà piemontese in qualità di statuario in marmo con la realizzazione del Sant'Eusebio per la cattedrale di Vercelli, sia in qualità di stuccatore in Torino. Sposata una figlia di Giulio Quaglio, ha lavorato nel castello di Rastatt, nel castello reale di Stoccarda, a Ludwigsburg e a Würzburg. Nel 1747 passò da Vienna al Württemberg, fermandosi a Stoccarda, dove nella "Residenz" realizzò gruppi della Guerra e della Pace, dell'Arte e della Scienza, del Commercio e dell'Agricoltura. Nel 1763 scolpì a Ludwigsburg gruppi allegorici per la "Residenz" e in quella città ha lavorato per molti anni nella manifattura di porcellana. Tornato negli ultimi anni della propria vita a Stoccarda, vi è morto il 26 gennaio 1774.

Il crescente prestigio acquisito soprattutto nei confronti del regio architetto non fu tuttavia sufficiente per introdurre nel complesso cantiere di decorazione della cupola del santuario dinastico di Vicoforte nei pressi di Mondovì l'ultimo dei quattro fratelli: Alessandro. Avviato all'attività pittorica la sua presenza è attestata nei cantieri mitteleuropei. Perfezionatosi in Vienna anche attraverso l'attività per allestimenti teatrali con i Bibbiena, tra il secondo e il terzo decennio del settecento si era legato con il quadraturista bolognese Domenico Francia che lo aveva condotto con sé prima tra la Boemia e la Moravia e poi a Stoccolma (1732). Nonostante le ottime credenziali prodotte il mancato apprezzamento di un modellino preparatorio da parte dell'esigente committenza vescovile ha fatto definitivamente sfumare la possibilità di apertura di nuovi ambiti di attività per Alessandro nello Stato sabaudo.

Tornato sul territorio lariano e intelvese e forte del legame familiare anche con i Quaglio ha avuto commissioni documentate nel corso degli anni '50 del XVIII secolo in territorio bergamasco e bresciano che si sono concluse per la morte relativamente precoce del pittore. Nella parrocchiale di San Giorgio a Laglio, Alessandro fu l'autore, nel 1744, dei due grandi affreschi sulle pareti laterali del presbiterio, raffiguranti due episodi della vita di San Giorgio: La tortura a sinistra e Il martirio a destra.

La parabola artistica della famiglia ha avuto importanti riflessi negli interventi per gli edifici pubblici e i luoghi di culto del paese natale: la Plebana di Santo Stefano e l'oratorio della madonna del Restello. La presenza del casato in Santo Stefano veniva ad assumere una doppia valenza di sostegno alla difficile ricomposizione di una delle sedi di culto più antiche della Valle dopo la parziale distruzione dovuta allo straripamento del torrente Cazzola e diretta indicazione del prestigio familiare e della ricchezza accumulata. Gli interventi di decorazione plastica all'interno della chiesa sono ascrivibili per ragioni cronologiche e stilistiche all'intervento di Antonio Ferretti, forse con la collaborazione degli altri suoi fratelli scultori. Confronti assolutamente stringenti con la produzione nota cremonese e bresciana si possono riscontrare negli angeli modellati intorno al crocifisso ligneo al centro dell'arcone del Presbiterio. In particolare le figure angeliche appaiono confrontabili con alcune di quelle modellate a rilievo nella parrocchiale di Folzano. Alta qualità e raffinatezza nella cura dell'elegante panneggio e nella scelta della posa si riconosce nella statua di San Domenico e Santa Caterina da Siena ai lati dell'Ancona nella cappella del Rosario. Non pare da escludere di poter riferire ad Antonio anche la statua lignea collocata all'interno della nicchia in analogia con quanto realizzato nella cappella omonima della parrocchiale di San Silvestro a Folzano (1757-1759) o il Crocifisso ligneo posto al centro dell'arcone.

Opere di Alessandro Ferretti

Oratorio della Madonna del Restello, Castiglione. Natività della Vergine di Alessandro Ferretti
Oratorio della Madonna del Restello, Castiglione. Natività della Vergine di Alessandro Ferretti
Oratorio della Madonna del Restello, Castiglione. Annunciazione di Alessandro Ferretti
Oratorio della Madonna del Restello, Castiglione. Annunciazione di Alessandro Ferretti
Angeli ai lati del Crocifisso ligneo attribuiti a Antonio Ferretti, chiesa di Santo Stefano a Castiglione
Angeli ai lati del Crocifisso ligneo attribuiti a Antonio Ferretti, chiesa di Santo Stefano a Castiglione
Statue di san Domenico e santa Caterina, attribuite a Antonio Ferretti, chiesa di Santo Stefano a Castiglione
Statue di san Domenico e santa Caterina, attribuite a Antonio Ferretti, chiesa di Santo Stefano a Castiglione