Centro Valle Intelvi

San Fedele

Chiesa di Sant'Antonio Abate

Il presbiterio, interessato da successivi ampliamenti negli ultimi due secoli, conserva resti della balaustra e la volta con l'affresco della Trinità con Angeli.

Lateralmente, in una decorazioni a stucco troviamo a sinistra i Santi Antonio e Paolo eremiti intenti a conversare, mentre a destra San Fedele con la palma del martirio e San Tommaso apostolo con la lancia simbolo del suo sacrificio.

A destra del Presbiterio possiamo ammirare una settecentesca croce processionale e la coeva statua di Sant'Antonio Abate. 

Notevole l'annunciazione in stucco sull'arcone dove notiamo a sinistra l'arcangelo Gabriele che con la mano sinistra regge il giglio, simbolo di Maria, mentre con l'indice della destra indica la Colomba dello Spirito Santo.

Nella prima campata sinistra l'affresco cinquecentesco racchiuso da una cornice barocca presenta due scene. A destra "Il Battesimo, la Madonna col Bambino e i Santi Giobbe e Antonio Abate" ha una forte valenza taumaturgica, infatti la presenza dei santi Antonio Abate e Giobbe si collega al ruolo apotropaico dei due santi contro la peste. Completano l'affresco il Battesimo di Cristo da parte del Battista.

Di fronte un affresco di inizio '600 rappresenta Santa Lucia, San Domenico, la Madonna del Rosario col Bambino e le Sante Elisabetta d'Ungheria e di Portogallo. 

Nell'immagine possiamo cogliere la devozione per il rosario nella sua doppia dimensione domenicana e francescana. La presenza dei santi domenicani si accosta alla figura della Madonna del Rosario intimamente legata alla battaglia di Lepanto e alla lotta all'eresia.

La parrocchiale di Sant'Antonio Abate è posta nel centro abitato in posizione dominante. L'edificio presenta elementi architettonici di origine romanica. Della primitiva chiesa, realizzata alla fine del secolo XII, si conserva la slanciata facciata a capanna in pietra locale che racchiude il bellissimo portale romanico alla francese, con arco a tutto sesto composto da semicolonne strombate "a fascio". L'elegante decorazione scultorea che riflette uno stile neo longobardo tipico del filone del romanico comasco, vede, accanto a capitelli floreali, basi "unghiate" che presentano figurine allegoriche.

La cappella di sinistra custodisce l'altare con la statua settecentesca della Madonna del Rosario e il coevo paliotto in scagliola del 1741 fatto per "Grazia ricevuta" firmato da Giovanni Battista Rapa (1680-1748).

Sulla volta affreschi con l'adorazione dei pastori (Natività), L'incoronazione della Vergine e la Pentecoste.

Alla parete destra è inserita nella decorazione plastica una tela ad olio di metà del seicento raffigurante la "Madonna col Bambino che impone la corona di spine a Santa Caterina da Siena". 

Il soggetto è interessante in quanto deriva dalla "Sacra Famiglia e Angeli", un'opera realizzata da Pierfrancesco Mazzucchelli detto il Morazzone verso il 1622 e oggi alla galleria sabauda di Torino. 

Nella cappella di destra è celebrato il culto carliano dopo la beatificazione del 1610.

La cappella è contrapposta a quella della Vergine del Rosario come a creare una continuità dalla forte caratura controriformata. Esempio di pittura devozionale è la pala ultimata attorno al 1640 circa che presenta il santo titolare inginocchiato davanti all'immagine della Madonna che offre il Bambino. 

Chiesa di Santa Liberata

La chiesa di Santa Liberata, dedicata alle Vergini piacentine Liberata e Faustina, è una ricostruzione settecentesca di un edificio risalente alla seconda metà del secolo XVII. Destinate al matrimonio in quanto uniche eredi, le due sorelle, per poter seguire la vocazione religiosa, si rifugiano a Como dove fondano nel VI-VII secolo il piccolo Oratorio di San Giovanni, da cui trae origine il convento benedettino di Santa Margherita, fuori dalla cerchia muraria della città. I loro corpi vi rimasero sepolti fino al 1096, anno in cui il vescovo Rimoldi li pose al sicuro nella cattedrale. Nel 1317 furono riposte sotto il nuovo altare maggiore della cattedrale. Nel Museo Civico di Palazzo Volpi a Como è conservato il ciclo di affreschi con la Storia delle Sante Liberata e Faustina, proveniente dal convento di Santa Margherita.

Il presbiterio, preceduto da una balaustra, ha un grandioso altare tardoseicentesco intitolato alla Vergine che ospita la pala dell'Immacolata tipica della cultura rococò di metà '700. La codifica dell'iconografia si deve al pittore Jusepe de Ribera, che nel 1635 ha dipinto per la prima volta l'Immacolata in un retablo nella chiesa degli agostiniani scalzi di Salamanca.

Presbiterio
Presbiterio

Lungo i fianchi  della pala fanno capolino tra le colonne tortili gli stucchi dell'Annunciazione che vedono a sinistra l'arcangelo Gabriele e di fronte la Vergine Maria.

Ai lati dell'arcone campeggiano due statue in stucco. A sinistra, vestito di pelli il Battista e a destra un santo militare vestito alla romana con il volto glabro tipico del soldato convertito alla cristianità.

Sulla volta del presbiterio gli Evangelisti con i relativi simboli fanno da contorno alla rappresentazione della Gloria di Santa Liberata affrescata del XX secolo da Gaetano Corti. 

Alla parete destra del presbiterio una tela con la santa titolare riprende i modi di Gregorio De Ferrari e di Domenico Piola di marca genovese. 

Chiesa di San Rocco

Nel 1593, il Vescovo Ninguarda, descrive una cappella dedicata a San Rocco che sorgeva accanto alla porta principale del cimitero che allora circondava la chiesa parrocchiale.

L'edificio viene probabilmente costruito come ex-voto durante la pestilenza manzoniana del 1630. Il complesso è in massima parte frutto della ricostruzione neoclassica del 1840, per merito del parroco di allora, don Giovan Battista Peduzzi, su disegno del Sacerdote Antonio Perinoli, che progetta la costruzione odierna, dalle linee greco-romaniche, con il campanile a sinistra e l'interno a navata unica con volte a botte scavate dai pennacchi. La scalinata è opera di A. Noli.

Il culto a San Rocco è patrimonio di tutta la Valle Intelvi come testimoniato dal vescovo Mugiasca che, nella visita pastorale del 1768, riporta come i fedeli arrivavano da tutta la valle per Antica Tradizione, poiché l'intercessione del Santo benefattore degli appestati era ricercata e diffusa in un tempo in cui la peste decimava intere popolazioni.

La vita di San Rocco è ben espressa da un ciclo di affreschi monocromi di fine '700 lungo gli arconi di separazione delle campate, esempio decoroso di storicismo eclettico. 

Gli affreschi della volta della navata e del presbiterio sono stati eseguiti nel 1946 dal pittore Torildo Conconi con l'aiuto di Gaetano Corti.