Cerano d'Intelvi

Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta

A Veglio, frazione di Cerano, la chiesa dei santi Quirico e Giulitta è splendida testimonianza di architettura medievale, databile tra l'XI e il XII secolo. Nella primitiva abside romanica, datata tra il 1125 e 1150, è visibile un ciclo di affreschi quattrocenteschi con le storie della Passione di Cristo nelle quali accanto ala borsa dei denari simbolo del più noto dei tradimenti, quello di Giuda, possiamo notare il piede esadattile del Cristo Deposto. La cultura figurativa attardata dei personaggi è un retaggio tardo gotico-fiammingo.

Negli spicchi del catino absidale i quattro Dottori della Chiesa: Papa Gregorio Magno, san Girolamo, sant'Ambrogio e sant'Agostino.

Nella prima cappella sul lato sinistro troviamo una pala ad olio raffigurante l'Educazione della Vergine. L'insolita iconografia della Sacra Famiglia rappresenta la giovane Maria con gli occhi chini, appoggiarsi alla Madre Anna, seduta e avvolta da una luce che ne indica la santità.

Nella cappella di fronte sopra l'altare è conservata la statua lignea della Vergine col Bambino, conosciuta come Madonna delle Grazie. Il Vescovo Neuroni nella sua visita pastorale riferisce che la "cappella dedicata alla Beata Vergine delle Grazie, è antichissima e di grande divozione, di frequenti miracoli, che và operando a nostro vantaggio".

A contorno della cappella, un'articolata ornamentazione di stucchi policromi è impreziosita da dorature e soffici panneggi sostenuti da angioletti. L'eccellente qualità di ideazione e di esecuzione di questo misterioso stuccatore attivo a Veglio risente fortemente della lezione di Diego Francesco Carloni di Scaria.

Nella chiesa sono presenti altre opere pregevoli tra le quali la "Vergine del Rosario e santi" circondata dai quindici misteri che presenta in basso a destra il nome del committente "il Signor Capitano Antonio Silva, ha fatto fare nell'anno 1642".

Chiesa di San Tomaso

Il complesso della chiesa di San Tommaso è costituito dalla chiesa, dal campanile, accostato di spigolo alla facciata e dalle cappelle della Via Crucis.

Il campanile romanico era probabilmente in origine utilizzato come torre di vedetta altomedioevale, ma forse già inserita nel "limes" bizantino. Databile alla fine dell'XI secolo, è in muratura di conci di pietra regolarmente squadrati, con decorazioni ad archetti e a dente di sega in corrispondenza dei diversi livelli.

Sempre nel sagrato troviamo le cappelle della Via Crucis realizzate tra il 1761 ed il 1782 e rinnovate nel 1965 dal pittore Gaetano Corti di San Fedele. Santo Monti ricorda l'affresco della XIII cappella, eseguito verso il 1965 dal pittore Francesco Bellosio.

L'attuale aspetto della chiesa, di antichissima fondazione, è frutto delle ristrutturazioni effettuate a partire dal XVI secolo. L'edificio si presenta a navata unica, coperta da volte a botte, con un'abside quadrata e sei cappelle laterali. Verso la fine dell'Ottocento l'edificio viene ampliato e completamente rifatto. La decorazione della navata con motivi ornamentali e figurazioni sacre è stata eseguita da Giuseppe Barella di Ponna nel 1894.

Chiesa di San Tomaso
Chiesa di San Tomaso

Nel presbiterio una grande pala d'altare con L'Incredulità di San Tommaso", ricca di suggestioni genovesi, è inquadrata da colonne tortili e dalle statue in stucco di san Zeno e santa Lucia legate ai modelli dei Silva di Arogno e già attribuite al ceranese Giovanni Battista Giani attivo nel XVII secolo.

Lungo la parete sinistra, nella prima cappella dedicata al Sacro Cuore, interessante è la tela settecentesca sulla parete sinistra con san Carlo e san Francesco di Sales che ricalca modelli legati a Rocco Comanedi di Cima.

Nella cappella dedicata alla Vergine sopra l'altare è posta una statua lignea della Beata Vergine con San Tomaso, entro una nicchia del XIX secolo, già menzionata nella visita del vescovo Archinti del 1599.

Lungo la parete destra la prima cappella a destra è dedicata a San Giuseppe. Gli stucchi incorniciano la tela ovale con la Morte di San Giuseppe e gli altorilievi raffiguranti La fuga in Egitto, a sinistra, e a destra il Sogno di San Giuseppe.

La cappella centrale custodisce un articolato ciclo carliano. Al di sopra del paliotto in scagliola che richiama i Solari di Verna, la pala di fine '600 raffigura San Carlo intercedere per le anime purganti presso la Trinità, un tema che richiama la Madonna delle anime purganti realizzata nel 1663 da Salvator Rosa per la chiesa milanese di San Giovanni decollato alle case rotte e oggi a Brera.

Gli stucchi del 1670 circa rielaborano il ricordo della grande tradizione manieristica in toni vicini ai Ferradini di Casasco.

Nella cappella dedicata a Sant'Antonio da Padova è presente la statua lignea seicentesca del Santo collocata in una nicchia inquadrata da un'incorniciatura in stucco con cariatidi, opera della famiglia Giani. Una soluzione mutuata da Pellegrino Tibaldi al San Fedele a Milano e riproposta nei decessi successivi.

Sulle pareti sono collocate a sinistra una "Annunciazione" ispirata a una tela di Camillo Procaccini e, a destra, la figura del profeta David con l'arpa.